Abbiamo paura dell’amore. Perché?Abbiamo tutti una paura fottuta

Abbiamo paura dell’amore. Perché?
Abbiamo tutti una paura fottuta di dire l’amore, fare l’amore, giocare l’amore, pensare e ripensare l’amore, vivere l’amore. Ma non capisco perché.

Ci insegnano a distinguere fra “tanti tipi di amore”, usare il termine con parsimonia, perché se no si sciupa ed è meno vero. Si ama una sola volta nella vita. Si ama a compartimenti stagni. Lo sai quando è amore, lo riconosci. E poi basta, poi muori. Emotivamente, dico. Come si fa a pensare un’esistenza in cui l’amore ha dei confini prestabiliti? Muori. Sei morto. Hai consumato la dose d’amore disponibile. Addio.

Ma io amo spesso, in modo diffuso e confuso!
E allora non sai cos’è l’amore.

Ma sì, vi dico! L’amore non si esaurisce, si espande, si rigenera. È gassoso, occupa l’esistente e gli interstizi della vita.

Amo lei che conosco da cinque minuti e i suoi capelli e il suo sorriso e il suo accento e la luce nei suoi occhi. L’amo anche se l’ho vista una sola volta e probabilmente non la vedrò più. Presto la dimenticherò ma l’amerò ancora. Si ama una volta, son d’accordo. Si ama una volta e non si smette più. Anche più persone. In modo diverso? No, non è detto, non importa.

Amo gli sguardi che si incrociano per sbaglio, amo i ricordi, amo i sogni.

Amo lui, lo amo al di là dello spazio e del tempo, in una progettualità carnale e dinamica, in una prospettiva ideale, in un passato e in un presente diversi.

L’amore si combina con altro e con altri. Sentimenti, pensieri, uomini, donne, vite.
Ti amo non è per sempre, o forse sì. Non è per tutti, o forse sì. O per molti, o per pochi, o per nessuno.

Non è un obbligo, non è dosato, non è l’occasione della vita. Non si scambia, non sempre ritorna. Però ti da. Credo.