Martina incontra i rom #7 [“Io sono rom”]

di M

“Io ci vengo, però non devi dire a nessuno che sono rom”.
Quella domenica d’aprile, a Roma con Ionel, è iniziata così.
Era la giornata internazionale dei rom e sinti, c’era in programma un bell’evento organizzato da un’associazione.
“Io ci vengo, però non devi dire a nessuno che sono rom”.
È strano, mi dice a un certo punto mentre passeggiamo davanti al Teatro Valle, vedere rom e italiani assieme in una festa per i rom. È strano anche sentire degli italiani che parlano dei rom senza cattiveria, dicendo solo le cose come stanno, perché è vero che ci sono un sacco di delinquenti, però c’è anche tanta gente che se potesse scegliere non lo farebbe.
Lui non dice in giro di essere rom. È castano, la pelle chiara, somiglia alla madre, metà serba e metà romena. Effettivamente non sembra rom. Una volta – mi racconta – ho provato a dire al mio migliore amico, che è romeno, che sono rom. Lui mi ha detto: “Come rom? Veramente?” e io gli ho detto no no, sto scherzando. E lui mi ha risposto: “Ah, meno male, se no non ti parlavo più!”.

Pur avendo vissuto a Roma, Ionel non ha mai visto il Colosseo. Gli propongo di fare due passi e andarlo a vedere assieme: “Di sera è anche più bello. Poi prendiamo la metro.” “Cos’è la metro?”
Attraversiamo via dei Fori Imperiali chiacchierando del più e del meno.
Arrivati ai piedi dell’anfiteatro mi chiede: “Posso scattare una foto? Sai, voglio mandarla a mia nonna in Romania. Nemmeno lei ha mai visto il Colosseo. Secondo me non ci crederà mai quando glielo dico. Le mando la foto, così ci crede per forza”.

Tornando verso la stazione Termini, mi dice che vorrebbe andare a vivere in America. Lì ci sono città grandissime e nuove. È tutto moderno, anche la gente, che è di tutte le razze. Alcuni sui parenti sono lì. Si vive bene, dicono.

Prima di riprendere il treno decidiamo di cenare assieme, appena fuori la stazione.
Mentre mangiamo un kebab ci si avvicina un ragazzo bengalese per venderci qualcosa. Iniziamo a chiacchierare anche con lui. “Siete italiani?” domanda a un certo punto, guardando Ionel. “Sì, io sono italiana”, rispondo. Ionel tentenna. “Vengo dalla Romania”, dice. Lo fisso. Lui capisce al volo. Non vuole dirlo. Abbassa lo sguardo, evitando il mio, ma sa benissimo che non gli stacco gli occhi di dosso. Dopo pochi interminabili secondi, prende fiato, si scosta la frangia dagli occhi marroni, piccoli e vivaci. Con un filo di voce dice: “Io sono rom”. Il ragazzo bengalese non capisce: “…di Roma?” chiede. “No – dice Ionel, alzando lo sguardo – no. Sono zingaro”. Scandisce bene le parole. Lo dice sorridendo. Si volta verso di me. Ricambio il sorriso.
Il ragazzo bengalese strabuzza gli occhi: “Tu italiana e tu zingaro? Insieme? Amici?”
“Fratelli”, rispondo io. Sorride incredulo, si mette le mani nei capelli.
Scoppiamo a ridere, tutti insieme.

Annunci