Martina incontra i rom #6 [Îmi place așa cum ești¹]

di M

Lionela sembra indiana. La maggior parte dei rom sembrano indiani. Le loro origini d’altra parte sono quelle.
È una bella donna, ha trentacinque anni, il viso tondo, gli occhi dolci e vivaci. Ha alcuni denti spezzati, ma, nonostante questo, un bel sorriso.
Ha avuto il primo figlio a quindici anni. Si è sposata molto presto. Sua sorella, invece, ha ventisei anni, vive in Romania, si è laureata in giurisprudenza e non ha “ancora” un marito perché, dice, non ha trovato quello giusto.
Secondo Lionela quello giusto non esiste. Non c’è un uomo giusto o un uomo sbagliato. C’è il brav’uomo o no. E, infondo, un brav’uomo vale l’altro, quando devi metter su famiglia.
Lionela ha una bambina che a settembre compie nove anni. Sua figlia ha perso un occhio quando aveva due settimane di vita: una puntura di insetto, poi l’infezione, infine l’intervento. Le hanno asportato l’occhio sinistro quand’era appena nata. La protesi gliel’hanno messa pochi anni fa. Prima portava una benda.
Le hanno messo una buona protesi, penso, ero convinta che la piccola avesse solo un occhio pigro.
Ieri sera, nel sotto passaggio di una stazione, ho letto una scritta in romeno.
Che vuol dire “Te iubesc”? chiedo a Lionela.
“Vuol dire ti amo”. Dopo una lunga pausa aggiunge: “Mio marito non me lo ha mai detto. Siamo sposati da ventidue anni e non me lo ha mai detto”.
Ma tu lo ami? mi scappa di chiederle. Lionela sposta lo sguardo e resta in silenzio per un po’. Poi mi dice: “Mio marito è un brav’uomo. Le cose cambiano”.

¹ “Mi piaci così come sei”

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