Odori della mia strada

di M

In tutta la mia vita ho cambiato casa solo tre volte, trasferendomi in abitazioni che non distano più di trecento metri l’una dall’altra. Sono vissuta sempre nello stesso quartiere. Ho visto demolite le piccole case a uno o due piani e al loro posto crescere formicai umani di venti, trenta, quaranta appartamenti, dove la gente sta stretta, ha troppo freddo o troppo caldo, ha poca luce o troppa luce e le persone vanno e vengono in continuazione e pochi si conoscono. C’è poi una piccola costruzione, una casetta degli anni ’50, un solo piano con sotto un negozio chiuso ormai da quasi vent’anni. Ha i muri screpolati, l’intonaco cade a pezzi. Non ci vive nessuno da chissà quanto tempo. I proprietari, una coppia di anziani, rifiuta categoricamente di venderla ai palazzinari: “Se la prendono quando moriamo” dicono, e io spero non muoiano mai.
Quella piccola costruzione è depositaria di uno dei ricordi della mia infanzia: i profumi della mia via. Il negozio sfitto, una volta, vendeva budelli di animali e sintetici per fare insaccati. Ricordo quell’odore dolciastro e pungente quando passavo lì davanti. I budelli appesi sembravano fatti di carta velina tanto erano trasparenti. Accanto c’era un falegname e l’odore buono del legno e della segatura. Nell’aria l’odore delle graminacee di tutti i campetti non ancora asfaltati o edificati lì intorno.
La vecchia bottega del falegname ha poi ospitato altre due o tre attività nel corso degli anni, ora è di nuovo sfitta.
Il negozio di budelli è abbandonato, la serranda abbassata da quasi vent’anni. Per qualche anno dopo la chiusura credo di aver sentito ancora, leggero e segreto, l’odore dei budelli. Ora no. Le vetrinette sfondate e riempite di rifiuti e di un cartello con scritto “VENDESI” sbiadito e stropicciato. Tutto intorno palazzi di quattro, cinque, dieci piani.
Ma la casetta resiste vecchia e stonata, e quando ancora riesco a sentire il profumo delle graminacee penso alla mia strada e ai suoi odori.

Annunci