Martina incontra i rom #5 [Festa!]

di M

L’estate al campo rom è un’altra dimensione.
Le giornate sembrano non finire mai, tutte uguali e prive di qualunque scopo che non sia la sopravvivenza.

L’estate al campo rom è figlia della rabbia e della noia.
Giornate troppo lunghe per vite non vissute.
La polvere dello sterrato si attacca alle scarpe e ai vestiti, l’umidità alla pelle.

Nell’aria si sente la tensione di un’attesa priva di qualunque aspettativa. In estate la noia e la rabbia mangiano le persone da dentro.

D’estate al campo rom si fanno le feste. Ci si sposa, ci si fidanza, si compiono gli anni, si battezzano bambini. D’estate, come in inverno, al campo non c’è niente da festeggiare. Forse per questo un motivo lo si trova sempre.

Le donne, le ragazze e le bambine indossano gonne lunge e ricamate.
Casse di fortuna, a volte lo stereo di un’automobile, suonano musica neomelodica romena a tutto volume.
Sulla brace cucinano ali di pollo. Bevono. Non reggono granché bene gli alcolici. Giocano. A carte a dadi a calcio. Giocano soldi. Quattro spicci messi assieme in tante giornate prive di scopo e di sogni.
A volte basta una parola di troppo. Gli uomini si minacciano, le donne urlano. Poi schiaffi, pugni, sputi. Le donne urlano più forte e si strappano i capelli. Si urlano contro, le due famiglie, una contro l’altra in semicerchio alle spalle, ciascuna, dell’uomo di casa che intanto lotta. Arrivano altri uomini a sedare la rissa.

Non voglio che vedi queste cose, vai a casa, mi dice Olympia.

Annunci