Martina incontra i rom #3 [Éstèra]

di M

Éstèra ha tre anni, i capelli biondi e ricci, raccolti in una coda. Gli occhi grandi, marroni e sorridenti.
È uno scricciolo, sottile e leggera nel suo completino fucsia, che, quand’era nuovo e pulito, doveva essere davvero grazioso.

Di Éstèra mi colpisce la delicatezza, insolita rispetto al contesto. Un fiore di carne in una discarica umana.

Non ricordo di aver avuto una preferenza per qualcuno dei bambini nel campo finché non l’ho tenuta in braccio un pomeriggio intero.

Éstèra non parla italiano, ma i suoi occhi parlano tutte le lingue del mondo.

Éstèra ha una risata liquida. Un guizzo, acuto e cristallino. Alza la testa, spalanca la bocca e ride.

Éstèra non ha niente. Niente. Ma ride, di cuore. Ride per un foglio di giornale accartocciato, per una filastrocca, per un abbraccio. E la sua risata è un guizzo dentro.

Voglio vederla crescere. Ho bisogno di prendermi cura di lei. Avverto l’assoluta necessità di sapere che sta bene. Una pulsione, quasi uterina, mi impone di proteggerla da un mondo troppo brutto in cui i fiori come lei vengono calpestati.
Ti prometto, bambina mia, che avrò cura di te.

Non vedo Éstèra da più di un anno. Da un giorno all’altro è sparita.

Dov’è finita? È tornata a Romania mi spiegano, quando chiedo di lei. A Romania.

Non so ancora se è vero o se lo dicono per farmi star zitta: non sappiamo dove iniziamo, figurati se sappiamo dove finiamo. A Romania.

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