di M

«C’è chi si sveglia alle cinque per andare a lavorare, io mi sveglio alle cinque per vedere l’alba. E’ diverso, anche se pago sulla mia pelle questa scelta.

Noi non ci rendiamo conto di quanto abbiamo dentro. Dobbiamo solo cercare di tirarlo fuori. Di dargli lo spazio di cui ha bisogno. Fin troppe volte cerchiamo di riempirci di oggetti e di superfluo credendo di essere vuoti.

Questa idea, poi, di programmare la vita è la dimostrazione che ci stiamo trasformando in macchine. La gente vive per lavorare, io invece lavoro per campare. Quando diventi schiavo dl lavoro hai finito di vivere. Non mi piace giudicare gli altri, ma ci sono persone che hanno miliardi e sono più selvatiche di un topo. Non riescono nemmeno più a sorridere. Ci vuole maggiore attenzione per la persona. Lavori, lavori, lavori e poi un giorno, senza nemmeno aver vissuto, crepi come uno stupido. Sei in ufficio: stai seduto. Vai a casa: stai seduto. Ritorni in ufficio: stai seduto. Di nuovo a casa: stai seduto. Mi ricorda una poesia di Rimbaud, “I seduti”. Ma che vita è questa? E’ puro schiavismo, anzi, è autoschiavismo. E le gente non se ne rende nemmeno conto. Ha paura della realtà e nasconde la testa sotto la sabbia come uno struzzo. Forse non vede altre strade. Eppure io ne vedo così tante, non ho mica voglia di sbattere la testa sempre contro lo stesso albero!»

Mauso (pittore sinto)
Tratto da “Non chiamarmi zingaro” di P. Petruzzelli

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