di M

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Nel bagaglio di difetti che mi porto dietro, c’è anche quello del fumo. Lo so che “il fumo uccide”.
Però.
Però, vedete, poche cose mi aiutano a non pensare come toccare il tabacco, sentirlo solleticarmi i polpastrelli.
Annusarne l’aroma.
Sistemarlo per bene.
Chiuderlo in una cartina che ho scelto con cura, fra molte. Sottile, o sottilissima, a volte non sbiancata. Posso sentirne il fruscìo, mentre la sfilo dal pacchetto.
Adagiare il filtro, baluardo imprescindibile fra me e il fuoco.
Arrotolare. Inumidire con la punta della lingua la parte adesiva, come un timido bacio.
Chiudere quella piccola dose di veleno quotidiano.
Accenderla e morire un po’. Senza pensarci.
Senza pensare.

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