Vaffanculo a me

di M

Vaffanculo a te, Martina, alla tua impulsività e alla tua incontinenza emotiva.
Vaffanculo alla tua totale incapacità di gestirti, dentro e fuori.
Vaffanculo al tuo desiderio di buttarti, alla tua paura e poi al tuo decidere di farlo da un momento all’altro senza precauzioni e sfracellarti ogni stramaledetta volta.
Vaffanculo al tuo procrastinare e ai tuoi ritardi.
Vaffanculo al tuo elemosinare amore e affetto o qualunque cosa di affine nello sciocco tentativo di volerti più bene attraverso l’attenzione degli altri.
Vaffanculo all’alcool che ti fa ubriacare sempre troppo e troppo presto, e vaffanculo al sesso che ti fa venire sempre troppo facilmente, e poi conservi ricordi troppo belli di serate che – forse – erano solo molto tristi.
Vaffanculo a te che non hai mai smesso di essere il brutto anatroccolo, e un po’ vaffanculo pure a chi ti ci ha fatto diventare.
Vaffanculo al tuo orgoglio ferito, e a te che lo lasci sempre in giro, ‘sto cazzo d’orgoglio, ché poi ti lamenti se te lo calpestano.
Vaffanculo ai viaggi fatti per scappare da quello zainetto di problemi che tanto, guarda, ce lo hai costantemente attaccato alla schiena.
Vaffanculo alla tua voglia di nasconderti, all’aver paura di piacerti e sentirti speciale perché sai che ci sarà qualcuno pronto dietro l’angolo a sottolineare che no, poveraccia, non è così, non lo sei abbastanza.
Vaffanculo agli imbarazzi, alle timidezze e ai sentimenti.
Vaffanculo alle rabbie che coltivi troppo poco e alle paranoie che, invece, curi con dedizione.
Vaffanculo al vuoto dentro.

Vaffanculo a me.

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