Il nostro bacio

di M

Ho sempre pensato che Novembre fosse un mese insulso. Umido, freddino, appiccicoso. Spesso piovoso. Niente da fare. Troppo tardi per la luce naturale, troppo presto per vedere gli addobbi di Natale. È il momento in cui l’autunno si trascina stanco verso il freddo, quello vero.

Un Novembre però lo ricordo con molta tenerezza. Era un anno bisestile. Una fetta di torta in una libreria, seduti su un vecchissimo, screpolato, meraviglioso divano in pelle. Una coperta di lana grezza sulle gambe. Parlavamo di cinema e mangiavamo torta.

Facciamo due passi, vuoi?
Caspita quanto sei alto, mi sento bassa accanto a te…
Facciamo un gioco: ogni qualvolta per strada incontriamo un rialzo ti do un bacio…sulla guancia.

A nessuno piace Novembre. E infatti quella sera non c’era un’anima attorno a noi. Ma le nostre bastavano a riempire la città.

Non mi ero accorta quanti rialzi ci fossero da qui a casa mia.
Ti riaccompagno a prendere la bici…

Percorremmo in silenzio poche centinaia di metri. Un silenzio cadenzato da passi sull’asfalto umido.
Sorrisi imbarazzati, pensieri, valutazioni, analisi.
La realtà delle cose prendeva forma. La nostra forma.
Noi due. E nient’altro.

Dicesti poche parole, ma non ne ricordo nessuna. Sarò sincera: non ascoltai. Annuivo, sorridevo, ma pensavo ad altro.

No, in realtà pensavo a noi. A come fosse accaduto.

Prendemmo la mia auto. Percorsi la strada con calma. Prima. Seconda. Terza. Seconda. Prima. Tutto in silenzio.
Arrivammo davanti al piccolo bar in cui avevi uno dei tuoi tanti giri di amici. Era già chiuso. E tu eri in ritardo.

«Quando è successo?»
«Non è ancora successo nulla.»

Non so ancora se l’avessi detto per autoconvincermi o per troncare anche il solo pensiero sul nascere.

Non servì a molto.
Uno sguardo fece molto più delle parole.

Ne pronunciasti altre. Ne pronunciai altre. Perdonami, non ricordo più neanche quelle.

Il nostro bacio.

Quello lo ricordo.

Non mi piace Novembre, ma quello lo ricordo con tenerezza.

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