Al militante di Lotta Comunista

di M

Al prossimo militante di Lotta Comunista che incontrerò voglio fare un discorso.
Vorrei chiedergli con che coraggio possa andare in giro spacciandosi per “proletario”, con la sua bella cravattina, a zonzo tutto il giorno elemosinando contributi e attenzione.
Come possa cercare di vendere la sua rivista presentandola come qualcosa che si rivolge agli “operai” e ai “proletari” -per lui mere entità ideologiche-, sulla quale pubblicano solo ed esclusivamente fior fiore di intellettuali di tutto il mondo, in un linguaggio che è assolutamente inadatto all’ampia diffusione.
Vorrei sapere se si sente appagato da quelle conferenze che si organizzano nelle varie sedi di LC, incontri che hanno l’appeal di una messa, ritmo monocorde ed escludono aprioristicamente qualunque dibattito contenente pareri critici e scambi di opinioni diverse da quelle impartite dal movimento.
Mi piacerebbe capire se davvero crede in quello che fa (gli fanno fare) e che dice (gli dicono). E soprattutto, perché.

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