Il dubbio e la certezza. (Riflessione delle carote)¹

di M

Nessuno desidera ciò che già possiede.

La certezza. La certezza è la voce che ti risponde dall’altro capo del telefono, sempre e comunque. È lo sguardo indulgente quando commetti un errore, la mano sulla spalla quando sei affranto. Il bacio di bentornato o di arrivederci. Le cosce accoglienti che si aprono in quelle notti in cui hai voglia di calore umano. Le certezze ci sono. Sono i punti fermi della tua vita. I punti noiosamente fermi. I punti talmente fermi che sembrano quadri, e tutt’al più li spolveri ogni tanto. Non si sa mai, viene qualcuno.

Il dubbio. Il dubbio ha uno, nessuno e centomila volti. È la paura di sbagliare, la solitudine, il fallimento. È il senso di soffocamento, è quel ronzio che ti resta in testa anche dopo che hai spento la luce. È il sinuoso spettro dell’inadeguatezza che si trasforma in ricerca spasmodica di non-so-bene-cosa-ma-quello-che-ho-non-mi-basta. È l’elemento propulsore della tua esistenza. È l’orgasmo trattenuto, l’ambizione, la sfida con se stessi. È la cocaina del sistema nervoso. Lo sballo cellulare. Lo vuoi. Lo cerchi.

Perché le certezze le porti su un palmo di mano, ma sono i dubbi che ti restano nel cuore.

¹ragionamento nato mentre affettavo carote.

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