Categorie

di M

Dividere le persone in categorie è sempre un’operazione molto approssimativa, che trascura tutte quelle sfumature della personalità peculiari di ogni essere umano. È saccente pressappochismo, una svilente semplificazione di studi sociologici, antropologici e filosofici. Ma! Ma per esprimere il mio pensiero odierno, mi dovrò servire di questa sorta di contenitori Tupperware che dividono ogni idea dalle altre, trascurando il fatto che una persona è ciò che pensa nella globalità del suo pensiero e non nella singolarità asettica di un solo ragionamento. Mi spiego meglio: mi capita, a volte, di notare sorprendenti somiglianze caratteriali e comportamentali fra persone che conosco. O contesti socio-familiari, in cui tali persone sono inserite, molto affini gli uni agli altri. La tentazione, allora, di tracciare una linea di demarcazione, raggruppando arbitrariamente le esistenze altrui nella mia testa, è molto forte. Una volta ho ceduto. Ed ecco cosa ne è uscito.

Ho diviso le persone in tre categorie: quelle che hanno una vita complicata, quelle che si complicano la vita e quelle che vogliono apparire complesse e complicate a tutti i costi. A prima vista, magari, sembra una cosa priva di senso, un’ennesima approssimazione senza capo né coda. In realtà non è così: quell’assioma è frutto di ragionamento e di istinto, di osservazione e intuizione. Procedendo con ordine, analizziamo in dettaglio ogni singola categoria.

Le persone che hanno una vita complicata: chiunque ne potrebbe convenire, esse sono la stragrande maggioranza della popolazione mondiale, in tutte le epoche e a tutte le latitudini. Ognuno di noi ha dei problemi. Il fatto che essi siano più o meno gravi, temporanei o permanenti, sociali, economici o inerenti alla salute propria o dei propri cari; o, ancora, il modo in cui ciascun essere umano affronta le difficoltà, tutto questo, nella nostra analisi, è trascurabile. “Tutti hanno dei problemi”, è ciò che bisogna tenere a mente.

Le persone che si complicano la vita: anche queste sono molte -ahi noi-; persone che al naturale carico di difficoltà della vita aggiungono anche disastrose eventualità create ad arte nel loro cervello mediante discutibili criteri probabilistici. Sono quelle persone che spingono gli amici a sbuffare e ad alzare gli occhi al cielo; che non si godono la vita, o almeno, non se la godono appieno. La ragione per cui questo gruppo di anime si tormenta oltremodo l’esistenza non riguarda la presente analisi: qui non ci sono né le competenze né la volontà per esprimere giudizi in materia.

Le persone che vogliono apparire complesse e complicate a tutti i costi: non sono molte, eppure, forse proprio per la loro singolarità, balzano subito all’occhio. Sono per lo più giovani o giovanissimi, che, nel tentativo di sottrarsi alla decadenza socioculturale dei nostri giorni e cercando al contempo di farsi spazio nel mondo come promotori di nuovi valori, finiscono con l’apparire goffi “maestrini” dell’esistenza. Spesso, senza alcun ritegno, salgono in cattedra per dare lezioni anche a persone che hanno il doppio dei loro anni, e il triplo di esperienza in merito a quella cosa chiamata “vita sociale”. Di solito gli esponenti di questa categoria hanno una vita serena, spianata da genitori amorevoli, costellata di gioie e successi, di traguardi conquistati anche con difficoltà. Hanno giornate ricche, pomeriggi di studio di materie inutili, le quali però forniscono interessanti argomenti di conversazione, magari davanti a un aperitivo. E, tra una discussione su l’abbrutimento della società italica e una sbadigliata disquisizione sulla cosmogonia, i nostri eroi trovano anche il tempo di passare il sabato sera in discoteca. Ovviamente, nell’unica veste che gli è propria, quella di “osservatori sociali”. Eh, sì.

Gli appartenenti al primo gruppo sono quelli che, letto questo articolo, sono tornati a vivere.

Gli appartenenti al secondo gruppo sono coloro i quali hanno perso più di un minuto della loro esistenza chiedendosi a quale categoria appartengano.

Gli appartenenti al terzo gruppo sono quelli che in questo momento stanno pensando: «…e comunque io avrei saputo scriverlo meglio.».

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