Alb & Gigi D’Ag e altre storie

by Martina

C’è stato un periodo in cui anche io ho ascoltato musica house e dance.

Parliamo di una decina di anni fa, facevo le medie.
Vengo da una famiglia con una cultura musicale non vastissima, ma di qualità. Sono cresciuta ascoltando i Genesis, i Deep Purple e i Led Zeppelin con papà, e Battiato, Battisti e Bennato con mamma. La P.F.M., i Banco del Mutuo Soccorso, i Jethro Tull, i Pink Floyd, Santana.
Ed ero felice.

Ora, non so quale torto abbia io commesso nella mia vita precedente, ma di sicuro ho combinato qualcosa se a questo giro sono nata alla fine degli anni ’80, con questa formazione musicale, costretta ad affrontare il nuovo millennio.
Beata te, dirà qualcuno, almeno hai evitato gli anni ’80, non li ricordi perché eri troppo piccola.
Vero, rispondo io, ma mi sono beccata in pieno le boyband, la semprevergine Britney Spears, e ovviamente loro. Dj Albertino & Gigi D’Agostino. E tutto quello che ne consegue.

Insomma, a me, la dance fa schifo tutta, ma trovo che invecchiando peggiori sempre di più. L’house mi fa vomitare. È insacoltabile. Nemmeno sotto anfetamine. Soprattutto sotto anfetamine.

Ma quella è l’età in cui ciò di cui hai più bisogno è il branco, l’essere accettato a qualunque costo.
Così mi adeguai. Non che non abbia provato a portare le mie amiche dall’altra parte della barricata. Ma la cosa più rock che ascoltavano era Bon Jovi. E nemmeno il primo Bon Jovi: quello di Always e di It’s my life, proprio.

Mi adeguai. Con riluttanza. In realtà era uno strazio. Trovai un ottimo compromesso con i Planet Funk. Li proposi alle mie amiche. Mi guardarono come una malata da internare. (Vi lascio immaginare la reazione quando feci loro ascoltare per la prima volta i Sigur Ros).
Era il periodo in cui impazzava “un, deux, trois, tarari comme çi comme ça…one, two, three, tarari the place to be”. Cioè Super di Alb&GigiD’Ag.

Quando una mia amica si fidanzò con un ragazzo che in fatto di musica aveva buon gusto, io e lei ci rappacificammo coi Blur.

Io però rimasi incastrata in quella pattumiera musicale per colpa del mio primo (in realtà era il terzo, ma non sottilizziamo) ragazzo, che ascoltava quasi esclusivamente quella roba.

Mi salvò, qualche anno più tardi, un altro ragazzo, che aprì alle mie orecchie il mondo del folk e dello ska. Avrei dovuto innamorarmi di lui in segno di gratitudine. Peccato che lui s’era già innamorato di me.
Ma questa è un’altra storia.